Basta intimidazioni

La premessa è che Giuseppe Pisanu, presidente dell’Antimafia, ha smentito che certe parole incendiarie siano state pronunciate. Ne prendiamo atto. Ciò detto, qualcosa lascia credere che ieri i pubblici ministeri di Caltanissetta siano andati alla commissione parlamentare Antimafia per recapitare un’intimidazione alla politica. Annunciando di essere giunti a un passo dalla “verità” sulla strage di via D’Amelio, avrebbero insinuato che la politica non potrà reggere il peso delle imminenti rivelazioni.
4 AGO 20
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La premessa è che Giuseppe Pisanu, presidente dell’Antimafia, ha smentito che certe parole incendiarie siano state pronunciate. Ne prendiamo atto. Ciò detto, qualcosa lascia credere che ieri i pubblici ministeri di Caltanissetta siano andati alla commissione parlamentare Antimafia per recapitare un’intimidazione alla politica. Annunciando di essere giunti a un passo dalla “verità” sulla strage di via D’Amelio, avrebbero insinuato che la politica non potrà reggere il peso delle imminenti rivelazioni.
Posto che la verità giudiziaria viene stabilita dopo i tre livelli di giudizio, il compito delle indagini è di stabilire le responsabilità penali, che sono peraltro sempre personali. Dell’effetto politico delle inchieste i magistrati non dovrebbero occuparsi, se non fosse che invece si sono convinti che il loro ruolo sia quello di un controllo e di un’interferenza continua proprio sulla politica. Se quelle frasi sono state pronunciate, così come le agenzie sempre bene informate hanno scritto, il Parlamento avrebbe dovuto sospendere l’audizione invitando i signori procuratori a fare il loro mestiere.

Questo dovrebbe accadere in ogni Parlamento consapevole della propria funzione: difendere il carattere democratico dello stato. Invece si assite già alla solita sceneggiata: indignazioni preventive, accettazione di ipotesi non provate e non convalidate da giudizi definitivi, smentite. Vittima designata: la verità, piegata da un’intimidazione artefatta o malriuscita.